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CONTE : da trasformista a tris-formista ?

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     E dunque è crisi ?  Il partito di Italia Viva di Matteo Renzi ha ritirato le sue ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto dal governo di Giuseppe Conte.   Erano mesi che i rapporti tra i due erano tesi.  Nel 2018, Renzi pose un veto alla nascita di un governo PD e M5S ma nel 2019, dopo la fuoriuscita della Lega di Salvini dal governo,  impose al PD la nascita del governo Conte bis.    Subito dopo  è uscito da quel partito per fondare Italia Viva per avere le mani libere verso quel governo che lui ha contribuito  a formare.  Con la ministra Bellanova ha preteso prima una sanatoria sui migranti che lavorano nell’agricoltura e  sulle badanti che si è rivelata un flop.  Poi di rivedere i decreti Salvini sui migranti con una legge molto favorevole all’accoglienza.  Non era mai accaduto nella storia d’Italia che un Presidente del Consiglio sottoscrivesse due leggi di segno opposto.  Questo movimentismo però non ha portato bene ai partiti di governo in costante calo nel gradimento dei sondaggi e a Italia Viva inchiodata ad un asfittico 3%. 

     Per il momento Conte si è limitato a prendere tempo.  Ha accettato le dimissioni, assumendo l’interim dei due ministeri.   Anziché tentare un chiarimento con Renzi per cercare di risolvere la crisi o di  prendere atto che una forza politica della sua coalizione  è venuta a mancare e di presentarsi al Quirinale sperando che le sue dimissioni siano respinte o in un  reincarico è intenzionato a chiedere di nuovo la fiducia al Parlamento.   Spera di trovare al Senato, dove i numeri sono risicati,  dei fuoriusciti dalle varie coalizioni, definiti con scherno responsabili, che gli garantiscano gli stessi voti che gli assicurava Renzi.  Se gli riuscisse il colpaccio avremmo un Presidente del Consiglio che in tre anni ha formato tre governi con tre maggioranze diverse: un vero tris-formista.  Alla faccia dei grillini che volevano moralizzare la vita politica italiana.

    I grillini per ora fanno quadrato per difendere Conte.   Grillo che, da quando suo figlio ha dei problemi con la giustizia ha smesso i panni del rivoluzionario,  invoca un governo di costruttori e Di Maio, che voleva introdurre l’obbligo di mandato e che prima chiedeva un referendum sull’euro, ora auspica una maggioranza di europeisti chiedendo implicitamente l’appoggio di Forza Italia.  Ma capiscono che se Conte non ottiene la fiducia se non vogliono andare a casa dovranno cominciare a pensare ad un nuovo presidente del Consiglio.

    I più terrorizzati sono i PD.  Sanno che se si va alle elezioni vincerebbe il centrodestra.  Ma non è questo che li angoscia.  E’ già successo altre volte .  Il nuovo Parlamento sarà chiamato ad eleggere il successore di Mattarella.  Dopo trent’anni di un presidente della Repubblica di area PD un’alternanza ai vertici dello Stato finirebbe per avere ripercussioni sulla composizione e orientamenti  della Corte Costituzionale, del Consiglio Superiore della Magistratura, dei vertici militari, della polizia e dei grossi enti pubblici.

Enzo

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